La frode di un imprenditore cinese fa perdere l'impiego a 3.000 lavoratori
Sandro Pintus
13 febbraio 2023
Finanziamento del terrorismo, riciclaggio di denaro sporco, falsificazione di documenti, cospirazione criminale e crimini ambientali. Oltre a frode allo Stato per un importo di 12,1 milioni di euro (826 milioni di meticais, la moneta locale). Sono alcune delle pesanti accuse che il pubblico ministero ha fatto a Jiye Zhuo, imprenditore cinese.
Succede a Beira nella provincia di Sofala, seconda città del Mozambico, circa mille chilometri a nord della capitale, Maputo. La magistratura mozambicana ha chiuso la Gigante Panda Segurança, società di sicurezza privata di Zhuo, lasciando senza lavoro tremila lavoratori già senza stipendio da due mesi.
Mentre si sono perse le tracce del ricercato, i dipendenti della Panda Segurança, hanno manifestato di fronte all’azienda chiusa. “Chiediamo che ci vengano pagati i due mesi di stipendio. Speriamo che il proprietario riesca a risolvere questo problema”. Hanno detto ai media locali, probabilmente ignorando la gravità della situazione del loro datore di lavoro.
Gli inquirenti hanno scoperto che l’attività principale di Zhuo era il disboscamento e l’esportazione illegale di legname mozambicano in Cina. La polizia forestale ha sequestrato e catalogato migliaia di tronchi di legno pregiato pronti per l’esportazione. Secondo il giornale online Zitamar News i registri delle importazioni mostrano che, raggirando i divieti mozambicani, sono uscite dal Paese tonnellate di legname. Tra il 2019 e 2021 sono partite almeno 497 spedizioni. Tra queste, 242 carichi di Padouk africano (Pterocarpus tinctorius) e Monzo (Combretum imberbe), legnami di alto valore commerciale.
Nel mese di dicembre scorso anche una stazione di servizio Tian Hai, sempre di proprietà del cittadino cinese è stata chiusa per irregolarità. Gli inquirenti hanno scoperto prove che indicano riciclaggio di denaro sporco e finanziamenti al terrorismo. Le pompe di benzina Tian Hai fanno parte della compagnia cinese Tiger Group. Conta cinque stazioni di servizio nel sud del Mozambico: una a Maputo, una a Catembe e tre nella provincia di Sofala.
Nell’agosto 2022 il presidente mozambicano, Filipe Nyusi, durante una visita a Beira aveva denunciato l’uso delle stazioni di rifornimento di carburante a Sofala. “C’è una proliferazione di pompe di benzina nella vostra provincia – aveva detto -. Abbiamo informazioni su persone che usano questi mezzi per finanziare il terrorismo”.
Secondo i media locali Zhuo attraverso le sue false identità è riuscito ad aprire dieci attività commerciali. Ora le altre otto sono sotto osservazione degli inquirenti.
Sandro Pintus
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